Ripensare l’Ex-PLIP – 4 giorni di workshop partecipato

Il Palaplip è uno spazio restituito alla città, ricordo da bambino quando ci passavo davanti e vedevo una fabbrica abbandonata in rovina.Oggi è affidata a AEres – Venezia per l’AltraEconomia, associazione che raccoglie in sé Cooperative Sociali, Associazioni, Gruppi d’Acquisto Solidale e Aziende Agricole Biologiche di cui sono in consiglio direttivo (a breve scade il mandato) che ha affidato alla Coop. Sesterzo la gestione della bio-osteria.

Il Palaplip è uno spazio con enormi potenzialità ed è propio nell’ottica di migliorare l’utilizzo dei suoi spazi che ho spinto per un laboratorio di progettazione partecipata che è diventato realtà grazie alla collaborazione di Ruben Baiocco (IUAV, MU) nei confronti di AEres.

Da mercoledì 6 maggio fino a sabato 9 maggio al palaplip stesso si svolgerà la Charrette Ex-Plip: magical urban box: Un laboratorio di progettazione partecipata per ripensare l’ EX-PLIP come spazio collettivo e organizzare le sue funzioni, per creare nuove prospettive.

Mercoledì 6 maggio in particolare parteciperò tra i relatori con l’intervento “Che cos’è un’ipercasa?” che affronterà il tema di cosa sia un’ipercasa e come il palaplip si debba e possa configurare come tale. Il laboratorio partecipato  è aperto a CHIUNQUE, chiunque può parteciparvi per contribuire attivamente con proposte idee ed esperienze!

Il workshop darà diritto a crediti universitari per 20 studenti  IUAV e 10 studenti Ca’ Foscari opportunamente accreditati (info nell’evento ai link qui sotto). Il laboratorio  è promosso da: IUAV, Cà Foscari, AEres – Venezia per l’AltraEconomia e MU.

Programma – Sito – Evento facebook

Charrette EX-PLIP magical urban box co plip

Non tutte le immagini sono uguali (free hugs)

Non tutte le immagini sono uguali, non è vero che un’immagine vale l’altra.

Ci sono immagini finte,  artefatte, costruite ad arte per tentare di rappresentare o comunicare un concetto, in questi giorni ne vediamo tante(…), e ci sono immagini autentiche, che immortalano istanti reali con il loro portato emozionale.

L’immagine che campeggia qui sopra è stata scattata durante una manifestazione di FREE HUGS in Piazza Ferretto a Mestre l’11 ottobre 2014, giorno in cui con altri cittadini siamo scesi in piazza ed abbiamo donato abbracci gratis.

Era la risposta alla propaganda sul “degrado”. La risposta a chi soffiava sul fuoco del “degrado” in città, non ottenendo altro che aumentarne la percezione e fomentando odio.

Il “degrado” si combatte certamente anche con la presenza delle forze dell’ordine, ma soprattutto favorendo presidi sociali e lo sviluppo di comunità nel territorio, attraverso i servizi sociali lavorando per l’inclusione sociale e facendo sì che i luoghi della città siano vissuti, anche promuovendo ed insegnando la cultura della legalità e mai, dico mai, facendosi giustizia da soli.

Il mio impegno in politica e la mia candidatura in consiglio comunale con il Partito Democratico per Felice Casson, nascono anche dalla volontà di occuparsi i prima persona di queste tematiche.

Se vuoi vedere la fotogallery di quella giornata eccoti il link all’album di foto sul mio profilo facebook, oppure clicca sulla foto qui sotto!

Ebbene sono candidato consigliere comunale nel Comune di Venezia

Ebbene sì, sono candidato per il Partito Democratico come consigliere comunale nel Comune di Venezia.

Dopo anni di impegno nel territorio a livello sociale e culturale nella società civile, ho deciso di mettermi a disposizione della comunità anche a livello politico.

Dalla mia parte c’è sicuramente la gioventù, la voglia di cambiare e di fare bene; ma queste due volontà  da sole non bastano, servono formazione, esperienze (lavorative e sociali); le mie, ma soprattutto le vostre, quelle dei miei concittadini che ogni giorno incontro in città mentre stiamo andando a lavoro, facendo la spesa, passeggiando o bevendo uno spritz.

Per questo, se eletto, mi impegnerò a un ascolto e confronto costante con i miei concittadini, sia tramite incontri periodici sia tramite i social network.

Mappe per la didattica

Durante il laboratorio di Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione del TFA abbiamo lavorato con varie risorse soprattutto on-line per realizzare mappe concettuali e mentali.

Le mappe sono strumenti molto utili per la didattica, permettono di schematizzare concetti tramite dei grafi, agevolandone la comprensione.

Fra i vari siti per realizzare mappe concettuali e mentali ho avuto modo di utilizzare e confrontarmi con Mindomo e Text2mindmap che vi segnalo.

Mindomo è decisamente più accattivante e ricco di possibilità anche se da un lato richiede una registrazione per l’utilizzo e molte feature, come ad esempio caricare un’immagine dal proprio pc, sono riservate agli account pro (a pagamento).
Text2mindmap, come preannunciato dal suo nome permette di convertire semplici file di testo in mappe mentali, il pro sono la facilità d’utilizzo e il fatto che sia totalmente gratuito, i contro sono il fatto che sia decisamente meno accattivante a livello grafico rispetto al precedente e che non permetta molte personalizzazioni delle mappe.

Qui il link a una mappa che ho realizzato per esercizio sulle funzionalità e sui componenti e dei computer.

mappe

Per chi volesse approfondire cosa sono le mappe concettuali, mentali e le loro differenze segnalo il sito le mappe del pensiero.

Se conoscete altri siti o software comodi per realizzare mappe, condivideteli nei commenti…

PS: Prima di chiudere il post un doveroso cenno anche a Cmap, un software abbastanza completo per realizzare mappe, è scaricabile gratuitamente o a fronte di una donazione. Funziona bene anche se non è super intuitivo da utilizzare…

I sedicenni di oggi non sono così diversi da quelli di 15 anni fa.

Ora vi spiego perché sono arrivato alla conclusione del titolo.

A ‎scuola‬ in terza ho fatto realizzare dei siti internet in classe in gruppi di due, con argomento libero, ma con rispetto di consegne su layout e formato del sito.

Gli argomenti sono stati:
– Birre (sono sedicenni…)
– Nolan
– Ed Sheeran (un cantante soft tipo James Blunt)
– Scacchi
– Sport di combattimento
– Lo Spazio
– Tolkien
– 5SOS (un gruppetto pop punk)
– Geologia
– I primi elaboratori.

I sedicenni di oggi non mi sembra poi abbiano interessi molto diversi dai sedicenni dei miei tempi (almeno all’interno del mio liceo, sì insegno nella scuola in cui ho studiato), mi viene in mente la parola consolante, ma non so se lo sia davvero.

Tutto cambia perché nulla cambi davvero.

La precarietà esistenziale stanca

La precarietà esistenziale stanca.
Inizialmente sarai arrabbiato, sarai folle, lotterai con tutte le tue forze contro la precarietà, sacrificherai tempo, affetti, energie e esistenza all’altare di una progettualità che speri esistenziale.
Nel paese dove hanno già venduto anche l’aria non ancora generata dagli alberi sarà un cammino difficile, respirare con l’aria rarefatta non è facile, figuriamoci camminare.
La salita, la sete e la fame non appagate ti fiaccheranno e inizierai a dimenticare la precarietà e ad avere la necessità di un’esistenza, ti godrai piccole splendide oasi di esistenza che verranno prosciugate appena dopo un breve sospiro di sollievo.
Sarai sempre più precario e le oasi diverranno pian piano anch’esse sempre più rarefatte, entrerai in un circolo discendente.

Bisogna essere matti

Bisogna essere proprio matti, per rinunciare, dopo un anno di lavoro, ad andare una settimana in ferie (poco importa che in realtà, non siano ferie ma sia disoccupazione, al giorno d’oggi è già un lusso).
Bisogna essere follemente matti soprattutto se quella settimana potresti andare al mare, per giunta ospite, senza nemmeno dover pagare l’affitto.

Bisogna essere un po’ matti per impiegare altrimenti giornate che potresti spendere per studiare per fare esami per tentare di raggiungere l’agognato miraggio del posto fisso.
Bisogna essere chiaramente matti per pensare che la cultura e l’arte possano cambiare le cose, possano combattere e sconfiggere il degrado.

Bisogna essere decisamente matti per organizzare un’iniziativa di 9 giorni con un sacco di cose dentro, giocoleria, teatro, open mic, poesia, poetry slam, reading, cortometraggi, contest hip hop, musica concerti di giovani e concerti di adulti.
Bisogna essere straordinariamente matti per fare questa rassegna e non chiamarla festival, quando tutti chiamano festival qualsiasi cosa.

Bisogna essere molto matti per fare davvero qualcosa per Mestre e non solo postare status su facebook o twitter.
Bisogna essere estremamente matti a passare tutto un giorno estivo di sole al computer (e non solo uno) per organizzare questa cosa chiamata #OpenPark.

Bisogna essere seriamente matti a pensare che questo del tirarsi su le maniche in qualche modo è fare politica, davvero, al di là delle manifestazioni pro o contro, dei magna magna e dei l’avevo detto io.
Bisogna essere pazzamente matti per sentire tutto questo come un atto di poesia, di bellezza, quelle cose per cui vale la pena vivere.

Bisogna essere matti matti a organizzare tutto ciò nella speranza di incontrare altre persone che abbiano voglia di collaborare, di altre persone che vogliano vivere la città.
Bisogna essere matti ma bisogna esserlo insieme, da soli non ci si può dare dei matti…

Se vuoi essere collettivamente matto partecipa a #OpenPark al Parco Bissuola dal 6 al 15 luglio (www.openparkbissuola.blogspot.it)

Potrai viverlo in prima persona
– esibendoti all’Open Mic cantando, suonando, recitando, giocolando, raccontando… – 6 luglio
– esibendoti o facendo il giurato al Poetry Slam (un torneo di poesia!) – 12 luglio
– esibendoti a come rapper o ballerino di breakdance a Freestyle your Park – 7 luglio
– esibendoti come giocoliere – 6 luglio
– partecipando ai laboratori – 10 luglio
– partecipando al laboratorio di teatro – 9 luglio

Potrai assistere ad un sacco di spettacoli ed eventi: qui la programmazione

Se vuoi essere proprio matto matto e dare una mano all’organizzazione anche tu scrivimi a associazioneluoghicomuni@gmail.com

Ricordati che non sei speciale (o meglio lo sei ma fino a un certo punto)

Bisognerebbe smetterla di portare esempi solo di esseri umani eccezionali o quantomeno molto fortunati.
Molti, troppi, vivono nella frustrazione; gli esempi che ci vengono portati sono spesso inarrivabili.
I mezzi tecnologici ci mettono in contatto virtuale con esseri umani straordinari, superdotati di un talento, una caratteristica o un’abilità particolare (sportivi, scienziati, modelli, musicisti, attori) che vengono esaltati con una retorica che tende a trasformarli in semidei.

Le linee che narrano queste figure le distaccano dall’umanità e li rendono marziani e allo stesso tempo e per questo oggetti di culto, venerazione e invidia… modelli inarrivabili

Sognare risultati e vite, che la stragrande maggioranza non potrà mai vivere, non fa di certo bene.

Il confronto con queste pseudo-divinità per molti diventa fonte di insoddisfazione e frustrazione, questo sentimento probabilmente fa parte di un meccanismo che viene usato per crearci bisogni indotti; pseudo-scorciatoie: per dimagrire, per una pelle più liscia, per un suono di chitarra migliore, per allenare l’intelligenza o per avere un fisico più prestante.

Bisogna imparare, educarsi e educare a capire che non tutti siamo chiamati a suonare per riempire gli stadi, fare comizi che riempiono le piazze o a fare record mondiali di nuoto a stile libero, per la stragrande maggioranza le dimensioni consone e raggiungibili sono i concerti al pub, il comizio al circolo e il record di corsa campestre della polisportiva.

Non c’è nulla di male a non essere eccezionali.

Bisogna superare l’invidia in un’accettazione di sé stessi, che non deve voler dire rassegnazione.
Bisogna ricordare che anche chi è molto dotato in qualcosa ed è riuscito ad avere successo ha avuto bisogno di impegno, costanza e qualche barile di sudore della fronte.

Penso sia importante (imparare a) porsi dei sogni a portata di mano, penso sia un passo importante per la felicità.
Perché come diceva SuperTramp quando nella vita vuoi una cosa “allunga la mano e prendila”… ma se la mano non ci può arrivare che fine fa?

WISH(TIME)LIST – propositi di cose su cui lavorare

Sto pensando che il tempo è poco e le cose che vorrei fare sono tante, ma le vorrei fare con la lentezza e la calma che meritano…
VORREI AVERE IL TEMPO PER:

– leggere, riflettere, discutere e approfondire riguardo un discorso, che porto avanti da parecchio, sulla necessità di nuovi SPAZI (fisici e non solo) PER LA COMUNITA’ e sui processi e le strutture per farli diventare reali luoghi catalizzatori di comunità…

– lavorare perché a SCUOLA ci possa essere una PROPOSTA EDUCATIVA SENTIMENTALE e costruirla senza moralismi, senza imposizioni o divieti, passando invece per il bello, il rispetto dell’altro e il desiderio in positivo come motore del mondo.

– portare avanti i FESTIVAL CULTURALI (Carne Valanga, Venezia Balla – Cerchi nell’acqua, MestREsiste, Cervelli in Festival, Altro Futuro – Fiera della Decrescita e della Città Sostenibile) cui già partecipo nell’organizzazione e, perché no idearne altri, con immaginazione, sensibilità e creatività.

– riuscire ad intavolare più DISCORSI validi con le persone quando ci si incontra, che si vada oltre il come va? e la pacca sulla spalla, discutere davvero nel senso bello del termine.

– preparare delle LEZIONI belle per i miei studenti, ricche di spunti, di sentieri dai quali partire per esplorare la conoscenza…

– tornare a TEATRO più spesso e LEGGERE di più, per ricevere pensieri dubbi e spunti altrui. Si cresce con la circolazione delle idee e del bello.
(prendere sia la tessera di giovani a teatro sia la Prof card di giovani a Teatro)

– riprendere a SCRIVERE e SUONARE con umiltà e gioia, a volte ho qualcosa anche io da dire, magari anche solo a me stesso.

– continuare a SOGNARE e a REALIZZARE sogni

PS se qualcuno volesse aiutarmi nelle prime tre cose, ma anche nelle altre, sono ben lieto di una mano.

presente di scuse passate

Se il tempo è passato e le scuse non sono bastate
e nemmeno è bastato lo stesso tempo passato.

Ho tutta l’impressione che non basterà mai.
Il tempo passerà, esattamente come nuove scuse.

Tu mi dici che non è bastato il tempo passato;
il passato non si scusa usando come scusa il tempo.
Le scuse vere dici non ti sono passate davanti mai
e tu senza scuse non hai lasciato passare il tempo,
passato non passato, un passato presente, che non è passato.

Se ti facessi un presente di scuse regalerei tempo al passato
e non relegherei il presente passato senza scuse nel passato.

Se si sbaglia si è sempre fuori tempo per non sbagliare,
ormai si è già sbagliato, non si può che lasciar passare,
non si può cambiare un presente passato, un passato passato.

Il non esser perdonato per il passato ti insegna a perdonare,
si può passare sopra a tutto, ma non alle persone.