Ricordati che non sei speciale (o meglio lo sei ma fino a un certo punto)

Bisognerebbe smetterla di portare esempi solo di esseri umani eccezionali o quantomeno molto fortunati.
Molti, troppi, vivono nella frustrazione; gli esempi che ci vengono portati sono spesso inarrivabili.
I mezzi tecnologici ci mettono in contatto virtuale con esseri umani straordinari, superdotati di un talento, una caratteristica o un’abilità particolare (sportivi, scienziati, modelli, musicisti, attori) che vengono esaltati con una retorica che tende a trasformarli in semidei.

Le linee che narrano queste figure le distaccano dall’umanità e li rendono marziani e allo stesso tempo e per questo oggetti di culto, venerazione e invidia… modelli inarrivabili

Sognare risultati e vite, che la stragrande maggioranza non potrà mai vivere, non fa di certo bene.

Il confronto con queste pseudo-divinità per molti diventa fonte di insoddisfazione e frustrazione, questo sentimento probabilmente fa parte di un meccanismo che viene usato per crearci bisogni indotti; pseudo-scorciatoie: per dimagrire, per una pelle più liscia, per un suono di chitarra migliore, per allenare l’intelligenza o per avere un fisico più prestante.

Bisogna imparare, educarsi e educare a capire che non tutti siamo chiamati a suonare per riempire gli stadi, fare comizi che riempiono le piazze o a fare record mondiali di nuoto a stile libero, per la stragrande maggioranza le dimensioni consone e raggiungibili sono i concerti al pub, il comizio al circolo e il record di corsa campestre della polisportiva.

Non c’è nulla di male a non essere eccezionali.

Bisogna superare l’invidia in un’accettazione di sé stessi, che non deve voler dire rassegnazione.
Bisogna ricordare che anche chi è molto dotato in qualcosa ed è riuscito ad avere successo ha avuto bisogno di impegno, costanza e qualche barile di sudore della fronte.

Penso sia importante (imparare a) porsi dei sogni a portata di mano, penso sia un passo importante per la felicità.
Perché come diceva SuperTramp quando nella vita vuoi una cosa “allunga la mano e prendila”… ma se la mano non ci può arrivare che fine fa?

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Un pensiero su “Ricordati che non sei speciale (o meglio lo sei ma fino a un certo punto)

  1. visto che ci sono, leggiucchiando un po’ in giro rispondo anche qui 😛

    condivido e aggiungo: gli esempi più importanti sono quelli normali, non quelli eccezionali. che poi l’eccezionale (che deriva da eccezione) non esiste come qualità ma solo come fortuita concomitanza di eventi.
    tutto comincia sempre dalla normalità, e è di esempi di normalità che l’essere umano ha estremo bisogno (specie oggigiorno, nell’era della sovra informazione dove per mettersi in mostra bisogna andare sempre oltre sè stessi).
    cose semplici che possono essere comprese e reiterpretate da tutti.
    la divinizzazione è normale quando si è piccoli, poi crescendo si scopre a piccoli passetti, ed ognuno con i suoi tempi, che tutti dentro di sè hanno cose buone e cose meno buone, e solo collaborando una comunità può crescere veramente sfruttando le doti di tutti e colmando le lacune di tutti, dandosi una mano.

    la specialità è un inganno per vendere (o per vendersi). senza voler rubare i sogni, la mano bisogna allungarla per prendere la mela se la si desidera veramente, ma ci si muove per passi e il cammino è sempre lungo e faticoso.
    chi ottiene la mela senza fatica, mangerà una mela che non ha alcun gusto nè alcun senso 🙂

    pips

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