#nonessereisole

isola_argentarola_gr

28/3/2016
#nonessereisole

Oggi il concerto all’Auditorium Lippiello è stato molto bello e non solo per il gruppo che ringrazio davvero molto.

È stato bello perché è intervenuta e ha partecipato anche la cittadinanza, e soprattutto persone che avevano tutta l’aria di non aspettare più la pensione.Un regalo, un pomeriggio di spensieratezza, musica e allegria, perché anche chi non balla viene travolto dal brio che le danze stanano in chi balla.

Fra tutte le persone ad un certo punto della serata la mia attenzione si è soffermata su un signore, capelli bianchi e borsello poggiato al bracciolo della sedia. Da quando l’ho osservato non ha mai ballato. È rimasto tutto il concerto. Finito il concerto è rimasto ancora ad osservare chi continuava a ballare. Ad un certo punto ho guardato nella sua direzione e non c’era più… Pensavo se ne fosse andato e invece magicamente dopo qualche minuto è riapparso dall’altro lato della sala.

Mi ha mosso qualcosa dentro, non conosco e non conoscevo la sua storia, potevo solo immaginare… Probabilmente vive da solo e il concerto al Lippiello è stato un diversivo riuscito per un suo pomeriggio. A me non riesce facile andare in un posto, a un evento dove non conosco nessuno, ci vuole coraggio. Lui invece ci è venuto si è seduto ed è stato lì. Da quando l’ho notato nessuno gli ha rivolto la parola. Era lì solo, in mezzo a un sacco di gente.

Mi è scattato il sentimento, mi sono immaginato vecchio, mi sono immaginato con uno sforzo per me titanico riuscire a entrare nella sala e sedermi, mi sono immaginato a guardare giovani che ballano tra loro, a rubare con gli occhi l’energia, mi sono sentito enormemente triste per il fatto che in un luogo così affollato nessuno mi avesse rivolto la parola.

Mi sono alzato sono andato in bagno e tornando gli ho chiesto come gli era parso il concerto, se gli fosse piaciuto; mi ha risposto che gli era piaciuto, peccato non ci fossero brani cantati.
È stato fino al penultimo brano, è uscito poco prima di me.

Una volta uscito anche io l’ho visto proseguire lungo il marciapiede alberato zoppicando. Forse era per quello che non ha ballato, chissà un tempo. Chissà che ricordi ed emozioni oggi pomeriggio gli ha smosso dentro.

post originale qui

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Scegliere il conflitto ogni giorno

 

E scegliere ogni giorno di vivere il conflitto.

Vivere nello straziante conflitto interiore, straziati da cavalli da tiro che puntano verso parti opposte. Vivere ogni giorno la consapevolezza del conflitto e i suoi limiti.
Rimanere fermi coscienti che seguire falene che vanno verso il sole o verso lo spazio vuoto non sia una soluzione valida.

Da un lato si brucia, dall’altra non c’è aria da respirare. Bisogna restare in orbita in un difficile equilibrio precario, che va puntellato e scelto coscientemente ogni giorno, mica facile, eh.

Cos’è un’ipercasa? – intervento a Ex-Plip Magical Urban Box

Qui sotto l’intervento che mi ero preparato per la Charrette Ex Plip Magical Urban Box

ex plip magical

A differenza di molti degli altri relatori non son un professore, o meglio, lo sono, ma insegno informatica, suvvia non fate quelle facce preoccupate stasera, per vostra fortuna o forse sfortuna, non vi parlerò di informatica.

Sono qui perché sono un membro del direttivo di AEres Venezia, cui partecipo con l’associazione Luoghi Comuni con la quale mi occupo da anni di eventi in città, ed in particolare di carattere sociale con lo scopo più o meno esplicito di creare occasioni per lo sviluppo di relazioni e comunità e per una riappropriazione dei luoghi pubblici.

Quello che vi racconterò stasera è un ragionamento, una ricerca assolutamente personale e perennemente in fieri che sto sviluppando negli anni; vedrete il mio contributo sarà un ragionamento teorico, ma inferito dalla pratica e che, in questa sede, potrà concretizzarsi, grazie al vostro lavoro dei prossimi giorni.

Il mio interesse da una decina d’anni si è focalizzato sulla comunità e sui luoghi ed in particolare sui luoghi di comunità, temi sui quali come detto ho avuto l’opportunità di lavorare in città, ma al contempo di rifletterci.

Qualche anno fa fui invitato a Parco del Contemporaneo, un ciclo di conferenze di riflessione su Forte Marghera organizzato da Roberto Caldura, lì proposi per la prima volta la suggestione del concetto di ipercasa; in quell’occasione per provare a inquadrare il ruolo del Forte proposi di pensare alla città proprio come un’ipercasa.

Il prefisso iper come ben sapete si utilizza per aggiungere una dimensione a un concetto già noto, un cubo può essere visto come un iperquadrato, ovvero un quadrato con anche la terza dimensione, allo stesso modo gli ipertesti rispetto ai testi contengono una dimensione in più data dai collegamenti ipertestuali (ok, la smetto, ve l’avevo promesso, non vi parlerò più di informatica).

In sostanza proposi un parallelismo tra casa e città, quest’ultima vista come un’“ipercasa” formata da “iper-stanze”: in quest’ottica si possono definire le case dei singoli come una sorta di iper-camere da letto della città, luoghi privati deputati soprattutto ad attività di riposo;

analogamente possiamo definire gli, uffici ovvero i luoghi di lavoro nella logica delle iper-stanze come degli iper-studi; i ristoranti si possono vedere come iper-sale da pranzo, i parchi come iper-giardini.

Nelle case tutte le stanze tranne una assolvono ad uno scopo preciso, a differenze delle altre l’unica stanza che non assolve per sua natura a un ruolo specifico è il soggiorno: luogo di accoglienza, incontro, ma anche di ozio, lettura e creatività.

Portando avanti il parallelismo proposi di pensare al forte come una possibile incarnazione dell’archetipo di spazio pubblico inteso come “luogo comune” come iper-soggiorno: uno spazio in cui la cittadinanza possa trovare casa, dove possa esprimersi, formarsi e crescere, luogo in cui si sviluppi un senso di comunità basata sul senso civico e sulla cultura.

Inquadravo in quell’ottica il possibile sviluppo di Forte Marghera.

Pian piano riflettendo mi sono accorto che quella visione, ovvero il parallelismo tra città e casa, poteva funzionare ma il concetto di ipercasa non era del tutto calzante, per due motivi.

Il primo: il concetto di casa, che nella nostra società è sempre più un luogo del tutto intimo e privato, luogo di atomizzazione più che di comunità (pensiamo ai monolocali per single…).
il secondo: perché in quella suggestione la città non era davvero un’ipercasa, non aveva davvero una dimensione in più, per quanto affascinante, quello sviluppato, era semplicemente un parallelismo, la città si configurava come una casa più grande, aumentavano semplicemente le proporzioni, era semplicemente un cambiamento di scala.

Oltretutto quello era una sorta di modello descrittivo, seppur con qualche spunto, c’era ben poco di innovativo e totalmente soggetto al paradigma imperante; tuttavia il concetto di cosa potesse essere un’ipercasa era un problema aperto affascinante.

Il fatto che ogni luogo inteso (come iperstanza) avesse un senso univoco pian piano col tempo ha iniziato a starmi stretto, era uno schema da catena di montaggio, uno schema innaturale e insalubre.

Quante volte in casa utilizziamo impropriamente una stanza, quante volte ci attardiamo a leggere in bagno, ci fermiamo a studiare o a lavorare in cucina o facciamo il bilancio di entrate e uscite stesi a letto.

Ho quindi ripensato il concetto di ipercasa accantonando il parallelismo stretto con la città.

Ho tentato di inquadrare la dimensione ulteriore di un’ipercasa rispetto a una casa, trovandola nella dimensione relazionale tra diverse soggettività.
A quel punto mi si è chiarito che non si dovesse pensare la città come ipercasa, ma si dovesse altrimenti inquadrare il concetto di ipercasa in uno spazio pubblico, un “luogo comune” di relazione, che dovesse al contempo essere percepito come casa, come “luogo intimo”, in cui riconoscersi e sentirsi al sicuro; un’ipercasa deve possedere una pluralità di funzioni al proprio interno, analogamente a come una casa che grazie alle varie stanze assolve a diverse funzioni, ma con in più la dimensione relazionale.

L’ipercasa mi piace pensarla come un luogo che sia portatore di un ordine disordinato e di un disordine ordinato, anche in opposizione all’ordine asettico che con brutalità travolge persone, vite e relazioni all’altare in nome di una presunta efficienza.

Vedo quindi il Palaplip come un’ipercasa in cui attività di natura diversa convivano fianco e fianco in un brulicare di progettualità, profit, no profit, low-profit, in cui possano convivere la bioosteria, la libreria della decrescita, uno spazio co-working, uno spazio off a libero accesso, uno spazio eventi, sale riunioni, una bottega dell’altra economia…

Pensando ad AEres posso aggiungere che uno dei progetti che più l’ha caratterizzata e rappresentata in questi anni è stato il mercato del biologico e sociale; l’idea di mercato ha già in sé e pone al centro la relazione, meticciandola con lo scambio anche economico, valorizzando la conoscenza dei prodotti quindi il consumo consapevole e la personalizzazione e il rapporto fiduciario tra produttore e consumatore; l’altraeconomia di fondo è quella il cui scopo non è massimizzare il profitto, ma generare benessere per la comunità in un’ottica di relazione, di valorizzazione della persona e di attenzione ai soggetti più fragili siano essi persone svantaggiate, l’ambiente naturale o persone che vivono in paesi in via di sviluppo.

Probabilmente Maurizio dirà che sto dicendo una corbelleria, “se sbaglio mi corriggerà”, mi sembra, se posso azzardare, che la svolta nel mio concetto di ipercasa, tra prima e seconda maniera, rispecchi in qualche modo il passaggio che c’è stato tra il concetto di Responsabilità Sociale d’Impresa e Innovazione Sociale, nel primo caso un’impresa si occupa anche del benessere dei suoi stakeholder nel secondo caso l’occuparsi della socialità è insito nell’impresa o nel soggetto stesso che porta avanti un’attività.

WISH(TIME)LIST – propositi di cose su cui lavorare

Sto pensando che il tempo è poco e le cose che vorrei fare sono tante, ma le vorrei fare con la lentezza e la calma che meritano…
VORREI AVERE IL TEMPO PER:

– leggere, riflettere, discutere e approfondire riguardo un discorso, che porto avanti da parecchio, sulla necessità di nuovi SPAZI (fisici e non solo) PER LA COMUNITA’ e sui processi e le strutture per farli diventare reali luoghi catalizzatori di comunità…

– lavorare perché a SCUOLA ci possa essere una PROPOSTA EDUCATIVA SENTIMENTALE e costruirla senza moralismi, senza imposizioni o divieti, passando invece per il bello, il rispetto dell’altro e il desiderio in positivo come motore del mondo.

– portare avanti i FESTIVAL CULTURALI (Carne Valanga, Venezia Balla – Cerchi nell’acqua, MestREsiste, Cervelli in Festival, Altro Futuro – Fiera della Decrescita e della Città Sostenibile) cui già partecipo nell’organizzazione e, perché no idearne altri, con immaginazione, sensibilità e creatività.

– riuscire ad intavolare più DISCORSI validi con le persone quando ci si incontra, che si vada oltre il come va? e la pacca sulla spalla, discutere davvero nel senso bello del termine.

– preparare delle LEZIONI belle per i miei studenti, ricche di spunti, di sentieri dai quali partire per esplorare la conoscenza…

– tornare a TEATRO più spesso e LEGGERE di più, per ricevere pensieri dubbi e spunti altrui. Si cresce con la circolazione delle idee e del bello.
(prendere sia la tessera di giovani a teatro sia la Prof card di giovani a Teatro)

– riprendere a SCRIVERE e SUONARE con umiltà e gioia, a volte ho qualcosa anche io da dire, magari anche solo a me stesso.

– continuare a SOGNARE e a REALIZZARE sogni

PS se qualcuno volesse aiutarmi nelle prime tre cose, ma anche nelle altre, sono ben lieto di una mano.

presente di scuse passate

Se il tempo è passato e le scuse non sono bastate
e nemmeno è bastato lo stesso tempo passato.

Ho tutta l’impressione che non basterà mai.
Il tempo passerà, esattamente come nuove scuse.

Tu mi dici che non è bastato il tempo passato;
il passato non si scusa usando come scusa il tempo.
Le scuse vere dici non ti sono passate davanti mai
e tu senza scuse non hai lasciato passare il tempo,
passato non passato, un passato presente, che non è passato.

Se ti facessi un presente di scuse regalerei tempo al passato
e non relegherei il presente passato senza scuse nel passato.

Se si sbaglia si è sempre fuori tempo per non sbagliare,
ormai si è già sbagliato, non si può che lasciar passare,
non si può cambiare un presente passato, un passato passato.

Il non esser perdonato per il passato ti insegna a perdonare,
si può passare sopra a tutto, ma non alle persone.

Cervelli spenti

Cervelli in Festival è andato estremamente bene per molti aspetti: il livello degli incontri è stato molto alto, i relatori hanno contribuito con apporti estremamente interessanti, le serate hanno avuto un programma musicale decisamente atipico e portatore di innovazione per uno spazio pubblico a Venezia.
La parte che ha avuto qualche problema è stato il pubblico: non durante le serate, nei momenti di svago della programmazione, non ne è affatto mancato, lo stesso non si può dire per gli incontri; non che siano andati completamente deserti, ma certamente sarebbero potuti essere più partecipati ancora.

Sicuramente ci sono stati dei problemi tecnici con la promozione, che è partita in ritardo per questoni relative alla definizione della sede, che a causa di problematiche di sicurezza è stata spostata due volte..
Sicuramente il fatto che gli incontri siano stati fatti in aula magna della biblioteca cfz e non in un aula in una delle sedi dove si svolgono le lezioni ha influito…
Da ultimo l’orario degli incontri, che il primo iniziasse alle 15.30 non è stata una scelta azzeccatissima.

Detto questo il tema del festival ovvero il lavoro e i giovani, come muoversi già da studenti universitari per non trovarsi laureati e disoccupati finito il percorso di studio, era attuale e importante e la promozione, seppur con tempistiche ristrette, è stata fatta.
È stato un peccato… più che altro per chi non è venuto. Ha perso un’occasione unica di confronto e relazione con professionisti di ottimo livello e consigli, che chi ha avuto modo di sentirli, ne ha fatto subito tesoro

Mi sono interrogato molto riguardo della partecipazione non oceanica agli incontri.
La risposta non é univoca né scontata, fatto salvo ovviamente quanto già premesso.
Da un lato forse il format incontro/conferenza è superato, e/o forse non ha più appeal verso i giovani; anche se per sviscerare un tema con più relatori non so se ci sono molte altre possibilità più accattivanti (ted conference?).
Dall’altro lato però le serate musicali hanno registrato pienoni…
La mia riflessione è purtroppo pessimista sui giovani, miei più o meno coetanei, che non vivono in modo proattivo, ma completamente passivo o quasi, non si guardano davvero attorno, non si muovono.

D’altra parte abbiamo tutti le prime necessità soddisfatte (un tetto, tre pasti al giorno), inoltre abbiamo tutti in tasca i soldi per due birre e una pizza con gli amici. Siamo consumatori, magari attenti e consapevoli, ma consumatori.
Non siamo più capaci di essere artefici della nostra fortuna e del nostro futuro.
Guardiamo spesso solo quello a breve termine; saltare una lezione per partecipare a un incontro di cervelli in festival poteva essere un investimento.

Per fortuna non tutti sono così e come dicevamo con alcuni relatori poi finisce che c’è chi ha tre lavori e fa fatica a seguirli e chi nessuno.

Bi-Sogni di Luoghi Comuni

Venerdì 28 ottobre 2012 circa alle 17.30 sarò a Forte Marghera ad una iniziativa con nome mezzo inglese e mezzo italiano, ma bellissimo: “Public, green, eco-economics. Un altro approccio intorno alla questione del bene comune”
che fa parte di un’altra manifestazione questa col nome tutto in Italiano:
Parco del Contemporaneo” (locandina).

A questa iniziativa parlo pure e lo faccio assieme a Claudio Bergamo (che non vuole essere presentato né come un filosofo né come un antropologo anche se lui le ha studiate queste cose…).
Portiamo un intervento dal titolo: Bi-Sogni di Luoghi Comuni
sottotitolo: dalle esperienze dell’associazione a idee per Forte Marghera.

Parleremo di Luoghi Comuni, ma anche di spazi pubblici, centri civici, selvaggio, patronati, Giselle, occupy e di iper-case.

E’ anche l’occasione per proiettare il cortometraggio di Marco Gnaccolini sugli Open Mic e distribuire il cofanetto con Dvd, libretto con le foto di Andrea Puggiotto degli Open Mic con elaborazione grafica di Anna Saccani.

Vi aspetto,
ah, tra un po’ potrete leggere in anteprima un estratto dell’intervento su Barabba, per l’iniziativa Occupy Everything, Occupy Barabba.