Quando l’ANPI chiama…

Un giorno ti squilla il telefono. L’ANPI chiama e tu rispondi. Inforchi la bicicletta e inizi a pedalare. C’è una nuova battaglia da intraprendere e tu sei stato scelto, onore e onere. Dicono che hanno osservato e apprezzato quanto già fatto.
La battaglia è nuova e servono nuovi strumenti e nuove armi. Non c’è da spargere sangue, ma ricordi, storie ed emozioni a quelle nuove generazioni che non sono più abituate ad ascoltare i vecchi. A quei giovani che schiacciano pulsanti e guardano schermi.
C’è da ricordare, ma anche da far sapere che la Resistenza non si è fermata e ci sono tanti modi e tante cause per cui resistere anche oggi.
C’è da ribadirlo a voce alta, bisogna quindi avere più voci possibile, bisogna chiamare a raccolta quanti in città si battono e resistono quotidianamente.
Quando l’ANPI chiama, risponde la Mestre che esiste e resiste.
L’ANPI chiama e tu rispondi.

Paolo

MestREsiste,
Forte Marghera
10, 11 settembre 2011

Ritorni (in mente)

Solo una settimana, ma che è sembrata un anno, per quanto densa.
Ho fatto un viaggio a visitare elfi, boschi ed eco-villaggi; ho trovato: luoghi incantati, tante belle persone, comunicazione vera.

vista della Valle degli Elfi

Col mio Frik, il mio compagno di viaggio, abbiamo fatto bagni in almeno 3 fiumi diversi, più un bagno notturno sotto le stelle cadenti alle terme di Saturnia.
Tutto on the road. Poco di programmato, orecchie alzate pronte a cogliere quello che il destino/caso/karma ci proponeva. Senza farsi sfuggire occasioni.
Un’esperienza importante che segna. Se ci riuscirò proverò a condividerla (più avanti) in modo più sistematico.

Un abbraccio, buona vita e buona strada a tutti quelli che ho incontrato sperando di rivederci presto ancora, a braccia aperte.
Paolo

CarneValanga

Flyer carnevalangaOrmai l’ultima serata è finita da circa un mese e ancora non si spegne l’eco di CarneValanga.

Ho trascinato un gruppo di folli, chiamati ass. Veni Etiam, (folli perché mi hanno seguito) ad organizzare un festival di dieci giorni a Carnevale a Venezia. Un progetto coraggioso, ambizioso, folle e complesso. E’ stata una faticaccia, tanto lavoro, tante riunioni, un mare di telefonate, ma poi riguardando il risultato ne è valsa decisamente la pena.

Abbiamo organizzato un festival che ha portato un sacco di gruppi da mezza Italia (Modena City Ramblers, Mellow Mood, Circo Abusivo, Rein, Lou Tapage,…) con un budget decisamente risicato per la portata dell’evento che abbiamo realizzato. No, non ci abbiamo guadagnato, stiamo finendo di chiudere i conti e probabilmente non riusciremo a rimborsarci neppure le telefonate fatte.

Abbiamo restituito il Carnevale ai giovani, tanto basta.

Riporto qui il testo di presentazione del progetto

Per lunghi anni, il popolo del Sud e il popolo del Nord vissero in pace […]. Per parlarsi, mescolarono le loro lingue, così che nessuna incomprensione potesse sorgere. Wu Ming – Manituana

Cos’è il Carnevale se non il mondo alla rovescia?
In cui si sovvertono ruoli e convinzioni, e si può sperimentare un mondo altro, in cui culture differenti, ma sempre meno distanti, possano convivere e intrecciarsi in un incontro pacifico.
Cos’è il Carnevale se non un sogno in cui tutto è possibile?
In cui la tradizione si rinnovi e tragga nuova linfa aprendosi e divenendo sempre più globale, glocale e meticcia.
Se c’è qualcuno che sa sognare davvero, questi sono i giovani e quando c’è una rete di giovani che si mette al lavoro insieme è proprio allora che i sogni possono diventare reali.
CarneValanga è nato così, dal basso ma con il sostegno delle istituzioni, un festival di Carnevale per reimpadronirsi e dare nuova vita alla tradizione e alla città di Venezia.
Undici giorni in cui campo San Giacomo dell’Orio si animerà con gruppi che porteranno musica di differenti provenienze e radici: folk, balkan, indie, rock, ska, kletzmer, reggae e pizzica, ma anche con teatro, danze popolari e arti di strada.
Un’occasione per far in modo che Venezia sia viva e vissuta e che questa splendida città sull’acqua non sia solo uno scherzo di Carnevale o un’immagine da cartolina.
Non resta altro che lasciarsi travolgere dalla valanga umana per entrare in un sogno che s’è fatto CarneValanga!
Paolo Ticozzi
Direttore di CarneValanga

e il post di chiusura e ringraziamenti:

Carnevalanga, un successo della città
Per undici giorni, durante Carnevale, campo San Giacomo dell’Orio si è trasformato in una agorà viva, abitata da giovani e non solo, che si sono dimostrati attenti ed aperti all’incontro con concerti ed espressioni artistiche di differenti provenienze (dal folk al rock n’roll, dalle danze popolari al teatro e dalla musica reggae alla pizzica).
Migliaia di giovani hanno trovato risposta alle loro esigenze di divertimento e socialità e alla loro sete di cultura, riscoprendo e al contempo un rinnovando in un’ottica glocale il Carnevale.
Questo è stato il risultato di “CarneValanga” il festival realizzato a San Giacomo dell’Orio dalla rete di Associazioni Culturali Veni e Etiam e che già si era distinta in città per VivaCittà e Baobab Festival.
Il successo della manifestazione è stato un successo dell’intera città, vista la quantità di realtà che vi hanno trasversalmente collaborato e ne sono state a vario titolo coinvolte facendo rete.
Il festival non sarebbe stato possibile senza il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Giovanili e Pace del Comune di Venezia e da Venezia Marketing & Eventi ai quali vanno i nostri più sentiti ringraziamenti.
Altre realtà che hanno dato un contributo importante per la riuscita del festival e a cui va il nostro grazie sono: l’Associazione Benefica di San Giacomo dell’Orio, l’Associazione La Truppa, il Patronato di S. Giacomo dell’Orio, il Patronato dei Frari, l’Associazione Terenga, La Cooperativa Sociale Il Cerchio, ASM spa, Esu Venezia, Reale Mutua Assicurazioni, Fondazione di Venezia, Bar Al Bagolo, Hosteria alla Poppa.
Un ringraziamento speciale va anche ai cittadini residenti che hanno sopportato la musica e l’afflusso pacifico di tanti giovani festanti e a tutti i tecnici, gli amici, i volontari e il personale dell’organizzazione che hanno reso possibile materialmente l’iniziativa.
Nella speranza di aver contribuito ad avvicinare la città e il Carnevale ai giovani e ai cittadini e di poter mettere a frutto e rinnovare in futuro questa positiva e preziosa esperienza.
Cordiali saluti,
Paolo Ticozzi
Direttore di CarneValanga

Manifesto

Oggi non lavoro oggi non mi vesto, resto nudo e manifesto.

Niente sveglia, niente camicia abbottonata oggi. Ieri sono uscito da lavoro cantando. Ho salutato i colleghi, ne ho abbracciati alcuni e ho augurato a tutti buon anno, buon lavoro e buona vita. Sì, con ieri ho chiuso con il lavoro da consulente informatico.

Sono fuori dal coro completamente diverso.

La scelta che ho fatto (lasciare un lavoro da ingegnere per darmi al sociale e al culturale ndr.), l’ho fatta per me, ma nel mio piccolo (tra l’altro paolo etimologicamente deriva da piccolo, sì, sono un po’ in fissa con il mio nome) penso di aver dato una piccola testimonianza a conoscenti e colleghi.

Eccomi qui a “manifestare”, a rendere manifesto tutto ciò.
Si apre un nuovo capitolo da scrivere.

Meno stress e più farfalle.


Tutte le frasi in corsivo sono tratte da Manifesto della Bandabardò, colonna sonora perfetta per questa giornata.

Natale 2010

Lavoro, 23 dicembre 2010. Ho firmato 5 volte biglietti di auguri e mai una volta con il mio nome. Sono stato anche Simona. Ho cambiato sesso senza nemmeno accorgermene. Nel frattempo ho ricevuto una mail che mi invitava a recarmi alla scrivania del capo. No, il capo area non c’è, devo semplicemente pescare un bigliettino numerato per la lotteria aziendale. Le istruzioni nella mail sono chiare: pescare il bigliettino e scrivere il proprio nome nella tabella numerata, presente nei due fogli bianchi a fianco dei bigliettini della fortuna.

Pesco il numero 9, quando devo scrivere il nome però vengo colto da un attimo di impasse, non so quale dei 5 nomi più uno utilizzare per il superenalotto aziendale, rischio di optare per Simona, ma alla fine, seppure con qualche esitazione, appongo il nome, quello del più uno. Che, a dire il vero, non è mai stato mio mio come nome. Sì, i casi di omonimia capitano, ma quando è tuo zio a chiamarti esattamente come te, puoi continuare a riciclare la battuta sulla scarsa fantasia dei tuoi genitori (e con questa me la sono giocata per sempre), ma tu resterai sempre per i parenti (e talvolta non solo) Paolino, ino, ma con la P maiuscola.

Torno al posto ancora leggermente in confusione d’identità e genere. Adelchi, il mio vicino di scrivania mi spiega che alla lotteria usualmente si vincono salami e bottiglie di vino. Quelli che i dirigenti non vogliono portarsi a casa. Ecco che si spegne anche la più piccola simpatia che aveva suscitato in me la lotteria aziendale, che poi non è realmente aziendale, ma di area, chissà se la fanno anche nelle altre aree.

Sasà che siede di fronte a me manda una mail collettiva con un babbo natale che perde il sacco dei regali a Napoli e non lo riesce più a riconoscere tra i cumuli di sacchi di spazzatura. Giuseppe, detto Sasà, ma anche Bepi o Tony dai colleghi, proviene da Napoli, ciò mi conforta, per fortuna l’autoironia non è solo di dominio delle aspiranti miss, che poi miss in inglese vuol dire mancare o perdere, e forse ci sarà un motivo.

Cesare, il capo area, mi sorprende da dietro, mentre mi sto guardando il giornale in rete. Mi consegna un panettone incartato in una sfavillante carta luccicante blu, che ieri troneggiava su quasi tutte le scrivanie dei colleghi e che un po’, sì, avevo invidiato un po’. Scopro con meraviglia che il panettone, oltre a riportare l’effige aziendale sull’etichetta, è stato prodotto dalla pasticceria del Carcere di Padova.

Ci sono Persone che ritrovano un senso e riacquistano dignità con progetti come questo. Persone che non godono a pieno della propria libertà, ma in questo contesto la ritrovano, anche AEres l’associazione dell’AltraEconomia della quale faccio parte è impegnata in alcuni progetti simili, che in gergo si chiamano inserimenti lavorativi.

Immagino che ti starai chiedendo perché ti sto raccontando tutto questo.
In realtà lo scopo è cogliere l’opportunità del Natale, non per regalarti della paccottiglia o del ciarpame, nuovi rifiuti ad orologeria, ma come occasione per raccontarti delle cose e condividere con te delle riflessioni, che hanno a che fare con la libertà. Quella che non può essere comprata, non come quella sbandierata nel nome da certi partiti o da certi politici, ma come quella per cui i nostri nonni hanno lottato. Quella che abbiamo, ma di cui ci priviamo continuamente in modo spesso inconsapevole. Ultimamente sono arrivato ad una conclusione, magari ovvia, che altri prima di me hanno già pensato, ma voglio condividerla con Voi. La più grande libertà è scegliere, scegliere di privarsi di parte della libertà per seguire qualcosa in cui si crede.

E’ per questo motivo che lascio l’azienda in cui lavoro attualmente e accantono la laurea in ingegneria per darmi in toto (e formarmi) in ambito socio-culturale. Dobbiamo imparare a prendere la nostra vita per le corna e a guidarla secondo i nostri principi, non lasciare che a scegliere per noi siano il contesto e i binari già tracciati e predigeriti. Sono sicuro che preparandosi, insistendo, tenendo le orecchie aperte e con un pizzico di testardaggine le occasioni per fare quello che vogliamo si presentino.

Ogni nostra scelta ha un peso, ed ogni nostra scelta dipende da noi.
Ecco io quest’anno ho scelto qualche riga su una pagina bianca come regalo.

Buon Natale,
Simona
ehm Paolo



Amore miao

Si continua a lavorare col gruppo sorto dalle ceneri del vecchio, ma we need a batterista, se c’è ne fosse uno disponibile mandi pure un piccione o una mela telematica.

Amore miao

Vedi due occhi tagliati all’orientale,
una micia così non ti può scappare,
un pezzo di soriana da leccarsi i baffi,
speriamo non siano al solito schiaffi.

Ti avvicini sorridi e lei fa già le fusa:
“Seguimi micia, non rimarrai delusa,
ti porto in un posto che solo io conosco
Ristorante alla Lisca del Gambero Rosso”

rit.

Andiamo a vedere la luna dai tetti
e sussurriamo vecchie canzoni ai matti,
facciamo l’amore guardando la luna,
corriamo per strada in faccia alla sfortuna!

Giochiamoci una vita alla bisca clandestina,
beviamoci il latte dal cartone in cucina,
arrampichiamoci su un albero e dormiamo abbracciati,
amiamoci come non ci siamo miao amati.

Se poi la scopri una gatta randagia,
che non vuole più tornare a casa,
tu cosa puoi fare se non accettare
la sua natura di animale di strada…

“La vita è un’avventura tutta da scoprire
e la città è una giungla da esplorare;
scusami sai ma me ne devo andare,
ci son troppi topi con cui voglio giocare”

rit.
Andiamo a vedere la luna dai tetti
e sussurriamo vecchie canzoni ai matti,
facciamo l’amore guardando la luna,
corriamo per strada in faccia alla sfortuna!

Giochiamoci una vita alla bisca clandestina,
beviamoci il latte dal cartone in cucina,
arrampichiamoci su un albero e dormiamo abbracciati,
amiamoci come non ci siamo miao amati.

“Amico di sbronze di pozzanghere e fango,
va bene disperarsi, ma stai esagerando;
le hai regalato un collier con il tuo nome,
vedrai che si ricorda e torna dal padrone.

Puoi solo aspettare una telefonata:
“Hey ciao come stai mi sono ritrovata!”
e se non torna ci scrivi una canzone
e la concludi con un accordo in minore.”

Testo: Tutti i diritti Riservati  a Paolo Ticozzi – paolo.ticozzi@gmail.com

Photo in Creative Commons da Flickr:
Gatto: http://www.flickr.com/photos/27147/3220410184/
Luna: http://www.flickr.com/photos/pedromourapinheiro/2560966332/
Gatti: http://www.flickr.com/photos/gloson/4594527045/
Gatto nero: http://www.flickr.com/photos/ferran-jorda/569357943/