AttivA(R)TI

Era molto che non tornavo a scrivere in questo sito/blog.

In breve sono diventato un #ticoprof a tutti gli effetti, sono entrato in ruolo nell’I.I.S. G. Bruno R. Franchetti, la mia scuola superiore, quella dove ho studiato.
Sì sono dall’altra lato della cattedra e collega di alcuni miei vecchi professori.

Detto questo ultimamente sono molto preso del progetto AttivA(R)TI che sto realizzando con Luoghi Comuni assieme a Live Arts Cultures.

Un progetto articolato di rigenerazione urbana, domenica 3 dicembre 2017 lo presentiamo con un evento di lancio. Vieni?

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Venezia Libera l’Arte di Strada – Flash Mob in piazza Ferretto

Oggi flash mob itinerante per cambiare il regolamento comunale sull’arte di strada!
Si parte alle 17 da piazza Ferretto a Mestre!

L’arte di strada se gestita opportunamente potrebbe diventare un’occasione importante di rivitalizzazione del centro di Mestre.
Attualmente sono disponibili pochi permessisolo mensili, da richiedere 15 giorni prima in carta bollata, nel regolamento attuale non vi è nessuna valorizzazione della libera espressione, anzi è un regolamento vessatorio verso gli artisti.

#Venezialiberalartedistrada

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Uno sconosciuto mi ha detto 3 motivi per cui mi voterà

Oggi pomeriggio ho fatto un po’ di volantinaggio per la campagna elettorale, in strada parlando con i passanti.

Tra le molte persone mi ha rallegrato la giornata un signore sui sessantacinque anni con i baffi, il quale inizialmente mi ha detto che non voleva votare alle elezioni, a quel punto gli ho spiegato la mia voglia di rinnovamento e l’ho invitato a leggere il mio volantino, se n’è andato borbottando.

Cinque minuti dopo è tornato a dirmi che aveva cambiato idea e che mi avrebbe votato, specificandomi che lo avrebbe fatto per ben tre motivi:

  1. la mia Gioventù,
  2. i miei Studi,
  3. il mio Entusiasmo.

Penso che questi tre motivi singolarmente non siano sufficienti, ma insieme diventano una miscela molto potente!
Essere riuscito a convincere uno sconosciuto che avrebbe voluto astenersi mi ha reso molto felice.
Il merito in parte lo devo anche ai volantini quindi eccoli qua:

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scaricabile da qui in pdf

Cos’è un’ipercasa? – intervento a Ex-Plip Magical Urban Box

Qui sotto l’intervento che mi ero preparato per la Charrette Ex Plip Magical Urban Box

ex plip magical

A differenza di molti degli altri relatori non son un professore, o meglio, lo sono, ma insegno informatica, suvvia non fate quelle facce preoccupate stasera, per vostra fortuna o forse sfortuna, non vi parlerò di informatica.

Sono qui perché sono un membro del direttivo di AEres Venezia, cui partecipo con l’associazione Luoghi Comuni con la quale mi occupo da anni di eventi in città, ed in particolare di carattere sociale con lo scopo più o meno esplicito di creare occasioni per lo sviluppo di relazioni e comunità e per una riappropriazione dei luoghi pubblici.

Quello che vi racconterò stasera è un ragionamento, una ricerca assolutamente personale e perennemente in fieri che sto sviluppando negli anni; vedrete il mio contributo sarà un ragionamento teorico, ma inferito dalla pratica e che, in questa sede, potrà concretizzarsi, grazie al vostro lavoro dei prossimi giorni.

Il mio interesse da una decina d’anni si è focalizzato sulla comunità e sui luoghi ed in particolare sui luoghi di comunità, temi sui quali come detto ho avuto l’opportunità di lavorare in città, ma al contempo di rifletterci.

Qualche anno fa fui invitato a Parco del Contemporaneo, un ciclo di conferenze di riflessione su Forte Marghera organizzato da Roberto Caldura, lì proposi per la prima volta la suggestione del concetto di ipercasa; in quell’occasione per provare a inquadrare il ruolo del Forte proposi di pensare alla città proprio come un’ipercasa.

Il prefisso iper come ben sapete si utilizza per aggiungere una dimensione a un concetto già noto, un cubo può essere visto come un iperquadrato, ovvero un quadrato con anche la terza dimensione, allo stesso modo gli ipertesti rispetto ai testi contengono una dimensione in più data dai collegamenti ipertestuali (ok, la smetto, ve l’avevo promesso, non vi parlerò più di informatica).

In sostanza proposi un parallelismo tra casa e città, quest’ultima vista come un’“ipercasa” formata da “iper-stanze”: in quest’ottica si possono definire le case dei singoli come una sorta di iper-camere da letto della città, luoghi privati deputati soprattutto ad attività di riposo;

analogamente possiamo definire gli, uffici ovvero i luoghi di lavoro nella logica delle iper-stanze come degli iper-studi; i ristoranti si possono vedere come iper-sale da pranzo, i parchi come iper-giardini.

Nelle case tutte le stanze tranne una assolvono ad uno scopo preciso, a differenze delle altre l’unica stanza che non assolve per sua natura a un ruolo specifico è il soggiorno: luogo di accoglienza, incontro, ma anche di ozio, lettura e creatività.

Portando avanti il parallelismo proposi di pensare al forte come una possibile incarnazione dell’archetipo di spazio pubblico inteso come “luogo comune” come iper-soggiorno: uno spazio in cui la cittadinanza possa trovare casa, dove possa esprimersi, formarsi e crescere, luogo in cui si sviluppi un senso di comunità basata sul senso civico e sulla cultura.

Inquadravo in quell’ottica il possibile sviluppo di Forte Marghera.

Pian piano riflettendo mi sono accorto che quella visione, ovvero il parallelismo tra città e casa, poteva funzionare ma il concetto di ipercasa non era del tutto calzante, per due motivi.

Il primo: il concetto di casa, che nella nostra società è sempre più un luogo del tutto intimo e privato, luogo di atomizzazione più che di comunità (pensiamo ai monolocali per single…).
il secondo: perché in quella suggestione la città non era davvero un’ipercasa, non aveva davvero una dimensione in più, per quanto affascinante, quello sviluppato, era semplicemente un parallelismo, la città si configurava come una casa più grande, aumentavano semplicemente le proporzioni, era semplicemente un cambiamento di scala.

Oltretutto quello era una sorta di modello descrittivo, seppur con qualche spunto, c’era ben poco di innovativo e totalmente soggetto al paradigma imperante; tuttavia il concetto di cosa potesse essere un’ipercasa era un problema aperto affascinante.

Il fatto che ogni luogo inteso (come iperstanza) avesse un senso univoco pian piano col tempo ha iniziato a starmi stretto, era uno schema da catena di montaggio, uno schema innaturale e insalubre.

Quante volte in casa utilizziamo impropriamente una stanza, quante volte ci attardiamo a leggere in bagno, ci fermiamo a studiare o a lavorare in cucina o facciamo il bilancio di entrate e uscite stesi a letto.

Ho quindi ripensato il concetto di ipercasa accantonando il parallelismo stretto con la città.

Ho tentato di inquadrare la dimensione ulteriore di un’ipercasa rispetto a una casa, trovandola nella dimensione relazionale tra diverse soggettività.
A quel punto mi si è chiarito che non si dovesse pensare la città come ipercasa, ma si dovesse altrimenti inquadrare il concetto di ipercasa in uno spazio pubblico, un “luogo comune” di relazione, che dovesse al contempo essere percepito come casa, come “luogo intimo”, in cui riconoscersi e sentirsi al sicuro; un’ipercasa deve possedere una pluralità di funzioni al proprio interno, analogamente a come una casa che grazie alle varie stanze assolve a diverse funzioni, ma con in più la dimensione relazionale.

L’ipercasa mi piace pensarla come un luogo che sia portatore di un ordine disordinato e di un disordine ordinato, anche in opposizione all’ordine asettico che con brutalità travolge persone, vite e relazioni all’altare in nome di una presunta efficienza.

Vedo quindi il Palaplip come un’ipercasa in cui attività di natura diversa convivano fianco e fianco in un brulicare di progettualità, profit, no profit, low-profit, in cui possano convivere la bioosteria, la libreria della decrescita, uno spazio co-working, uno spazio off a libero accesso, uno spazio eventi, sale riunioni, una bottega dell’altra economia…

Pensando ad AEres posso aggiungere che uno dei progetti che più l’ha caratterizzata e rappresentata in questi anni è stato il mercato del biologico e sociale; l’idea di mercato ha già in sé e pone al centro la relazione, meticciandola con lo scambio anche economico, valorizzando la conoscenza dei prodotti quindi il consumo consapevole e la personalizzazione e il rapporto fiduciario tra produttore e consumatore; l’altraeconomia di fondo è quella il cui scopo non è massimizzare il profitto, ma generare benessere per la comunità in un’ottica di relazione, di valorizzazione della persona e di attenzione ai soggetti più fragili siano essi persone svantaggiate, l’ambiente naturale o persone che vivono in paesi in via di sviluppo.

Probabilmente Maurizio dirà che sto dicendo una corbelleria, “se sbaglio mi corriggerà”, mi sembra, se posso azzardare, che la svolta nel mio concetto di ipercasa, tra prima e seconda maniera, rispecchi in qualche modo il passaggio che c’è stato tra il concetto di Responsabilità Sociale d’Impresa e Innovazione Sociale, nel primo caso un’impresa si occupa anche del benessere dei suoi stakeholder nel secondo caso l’occuparsi della socialità è insito nell’impresa o nel soggetto stesso che porta avanti un’attività.

Ripensare l’Ex-PLIP – 4 giorni di workshop partecipato

Il Palaplip è uno spazio restituito alla città, ricordo da bambino quando ci passavo davanti e vedevo una fabbrica abbandonata in rovina.Oggi è affidata a AEres – Venezia per l’AltraEconomia, associazione che raccoglie in sé Cooperative Sociali, Associazioni, Gruppi d’Acquisto Solidale e Aziende Agricole Biologiche di cui sono in consiglio direttivo (a breve scade il mandato) che ha affidato alla Coop. Sesterzo la gestione della bio-osteria.

Il Palaplip è uno spazio con enormi potenzialità ed è propio nell’ottica di migliorare l’utilizzo dei suoi spazi che ho spinto per un laboratorio di progettazione partecipata che è diventato realtà grazie alla collaborazione di Ruben Baiocco (IUAV, MU) nei confronti di AEres.

Da mercoledì 6 maggio fino a sabato 9 maggio al palaplip stesso si svolgerà la Charrette Ex-Plip: magical urban box: Un laboratorio di progettazione partecipata per ripensare l’ EX-PLIP come spazio collettivo e organizzare le sue funzioni, per creare nuove prospettive.

Mercoledì 6 maggio in particolare parteciperò tra i relatori con l’intervento “Che cos’è un’ipercasa?” che affronterà il tema di cosa sia un’ipercasa e come il palaplip si debba e possa configurare come tale. Il laboratorio partecipato  è aperto a CHIUNQUE, chiunque può parteciparvi per contribuire attivamente con proposte idee ed esperienze!

Il workshop darà diritto a crediti universitari per 20 studenti  IUAV e 10 studenti Ca’ Foscari opportunamente accreditati (info nell’evento ai link qui sotto). Il laboratorio  è promosso da: IUAV, Cà Foscari, AEres – Venezia per l’AltraEconomia e MU.

Programma – Sito – Evento facebook

Charrette EX-PLIP magical urban box co plip

Mappe per la didattica

Durante il laboratorio di Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione del TFA abbiamo lavorato con varie risorse soprattutto on-line per realizzare mappe concettuali e mentali.

Le mappe sono strumenti molto utili per la didattica, permettono di schematizzare concetti tramite dei grafi, agevolandone la comprensione.

Fra i vari siti per realizzare mappe concettuali e mentali ho avuto modo di utilizzare e confrontarmi con Mindomo e Text2mindmap che vi segnalo.

Mindomo è decisamente più accattivante e ricco di possibilità anche se da un lato richiede una registrazione per l’utilizzo e molte feature, come ad esempio caricare un’immagine dal proprio pc, sono riservate agli account pro (a pagamento).
Text2mindmap, come preannunciato dal suo nome permette di convertire semplici file di testo in mappe mentali, il pro sono la facilità d’utilizzo e il fatto che sia totalmente gratuito, i contro sono il fatto che sia decisamente meno accattivante a livello grafico rispetto al precedente e che non permetta molte personalizzazioni delle mappe.

Qui il link a una mappa che ho realizzato per esercizio sulle funzionalità e sui componenti e dei computer.

mappe

Per chi volesse approfondire cosa sono le mappe concettuali, mentali e le loro differenze segnalo il sito le mappe del pensiero.

Se conoscete altri siti o software comodi per realizzare mappe, condivideteli nei commenti…

PS: Prima di chiudere il post un doveroso cenno anche a Cmap, un software abbastanza completo per realizzare mappe, è scaricabile gratuitamente o a fronte di una donazione. Funziona bene anche se non è super intuitivo da utilizzare…

Cervelli spenti

Cervelli in Festival è andato estremamente bene per molti aspetti: il livello degli incontri è stato molto alto, i relatori hanno contribuito con apporti estremamente interessanti, le serate hanno avuto un programma musicale decisamente atipico e portatore di innovazione per uno spazio pubblico a Venezia.
La parte che ha avuto qualche problema è stato il pubblico: non durante le serate, nei momenti di svago della programmazione, non ne è affatto mancato, lo stesso non si può dire per gli incontri; non che siano andati completamente deserti, ma certamente sarebbero potuti essere più partecipati ancora.

Sicuramente ci sono stati dei problemi tecnici con la promozione, che è partita in ritardo per questoni relative alla definizione della sede, che a causa di problematiche di sicurezza è stata spostata due volte..
Sicuramente il fatto che gli incontri siano stati fatti in aula magna della biblioteca cfz e non in un aula in una delle sedi dove si svolgono le lezioni ha influito…
Da ultimo l’orario degli incontri, che il primo iniziasse alle 15.30 non è stata una scelta azzeccatissima.

Detto questo il tema del festival ovvero il lavoro e i giovani, come muoversi già da studenti universitari per non trovarsi laureati e disoccupati finito il percorso di studio, era attuale e importante e la promozione, seppur con tempistiche ristrette, è stata fatta.
È stato un peccato… più che altro per chi non è venuto. Ha perso un’occasione unica di confronto e relazione con professionisti di ottimo livello e consigli, che chi ha avuto modo di sentirli, ne ha fatto subito tesoro

Mi sono interrogato molto riguardo della partecipazione non oceanica agli incontri.
La risposta non é univoca né scontata, fatto salvo ovviamente quanto già premesso.
Da un lato forse il format incontro/conferenza è superato, e/o forse non ha più appeal verso i giovani; anche se per sviscerare un tema con più relatori non so se ci sono molte altre possibilità più accattivanti (ted conference?).
Dall’altro lato però le serate musicali hanno registrato pienoni…
La mia riflessione è purtroppo pessimista sui giovani, miei più o meno coetanei, che non vivono in modo proattivo, ma completamente passivo o quasi, non si guardano davvero attorno, non si muovono.

D’altra parte abbiamo tutti le prime necessità soddisfatte (un tetto, tre pasti al giorno), inoltre abbiamo tutti in tasca i soldi per due birre e una pizza con gli amici. Siamo consumatori, magari attenti e consapevoli, ma consumatori.
Non siamo più capaci di essere artefici della nostra fortuna e del nostro futuro.
Guardiamo spesso solo quello a breve termine; saltare una lezione per partecipare a un incontro di cervelli in festival poteva essere un investimento.

Per fortuna non tutti sono così e come dicevamo con alcuni relatori poi finisce che c’è chi ha tre lavori e fa fatica a seguirli e chi nessuno.