Premio Città Impresa 2013

Gentile PaoloTicozzi,
abbiamo il piacere di informarla che le è stato assegnato il  ai 1.000 giovani talenti delle Venezie, per il contributo portato, attraverso la sua attività, alla crescita di questo territorio e, con esso, dell’intero Paese.
#boh #sapevatelo #uno_su_mille_sono_io

La foto qui sopra ha tipo una decina d’anni,
mica sempre si può esser seri.

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Ti chiedi se ne valga davvero la pena – perchè i ciliegi tornassero in fiore

Ci sono delle volte in cui ti chiedi se ne valga davvero la pena.
Quanto si può essere disposti ad investire, a soffrire, a versare lacrime e sangue per inseguire i propri sogni.

Ci sono delle volte, che quando pensi che non sai ancora quanto manca per arrivare ad un rifugio sicuro (e non sai nemmeno se ci arriverai) vieni preso dallo sconforto.
Ci sono delle volte in cui ti chiedi se non faresti meglio a smettere di inseguire i tuoi sogni.
E a vivere una vita normale. (e a tirare fuori la laurea dal cassetto)

La tua scelta, la tua partenza l’hai presa tempo addietro.
E’ dura, ma quanto è dura…

Quanto tempo “perché i ciliegi tornassero in fiore…”

Quando l’ANPI chiama…

Un giorno ti squilla il telefono. L’ANPI chiama e tu rispondi. Inforchi la bicicletta e inizi a pedalare. C’è una nuova battaglia da intraprendere e tu sei stato scelto, onore e onere. Dicono che hanno osservato e apprezzato quanto già fatto.
La battaglia è nuova e servono nuovi strumenti e nuove armi. Non c’è da spargere sangue, ma ricordi, storie ed emozioni a quelle nuove generazioni che non sono più abituate ad ascoltare i vecchi. A quei giovani che schiacciano pulsanti e guardano schermi.
C’è da ricordare, ma anche da far sapere che la Resistenza non si è fermata e ci sono tanti modi e tante cause per cui resistere anche oggi.
C’è da ribadirlo a voce alta, bisogna quindi avere più voci possibile, bisogna chiamare a raccolta quanti in città si battono e resistono quotidianamente.
Quando l’ANPI chiama, risponde la Mestre che esiste e resiste.
L’ANPI chiama e tu rispondi.

Paolo

MestREsiste,
Forte Marghera
10, 11 settembre 2011

Natale 2010

Lavoro, 23 dicembre 2010. Ho firmato 5 volte biglietti di auguri e mai una volta con il mio nome. Sono stato anche Simona. Ho cambiato sesso senza nemmeno accorgermene. Nel frattempo ho ricevuto una mail che mi invitava a recarmi alla scrivania del capo. No, il capo area non c’è, devo semplicemente pescare un bigliettino numerato per la lotteria aziendale. Le istruzioni nella mail sono chiare: pescare il bigliettino e scrivere il proprio nome nella tabella numerata, presente nei due fogli bianchi a fianco dei bigliettini della fortuna.

Pesco il numero 9, quando devo scrivere il nome però vengo colto da un attimo di impasse, non so quale dei 5 nomi più uno utilizzare per il superenalotto aziendale, rischio di optare per Simona, ma alla fine, seppure con qualche esitazione, appongo il nome, quello del più uno. Che, a dire il vero, non è mai stato mio mio come nome. Sì, i casi di omonimia capitano, ma quando è tuo zio a chiamarti esattamente come te, puoi continuare a riciclare la battuta sulla scarsa fantasia dei tuoi genitori (e con questa me la sono giocata per sempre), ma tu resterai sempre per i parenti (e talvolta non solo) Paolino, ino, ma con la P maiuscola.

Torno al posto ancora leggermente in confusione d’identità e genere. Adelchi, il mio vicino di scrivania mi spiega che alla lotteria usualmente si vincono salami e bottiglie di vino. Quelli che i dirigenti non vogliono portarsi a casa. Ecco che si spegne anche la più piccola simpatia che aveva suscitato in me la lotteria aziendale, che poi non è realmente aziendale, ma di area, chissà se la fanno anche nelle altre aree.

Sasà che siede di fronte a me manda una mail collettiva con un babbo natale che perde il sacco dei regali a Napoli e non lo riesce più a riconoscere tra i cumuli di sacchi di spazzatura. Giuseppe, detto Sasà, ma anche Bepi o Tony dai colleghi, proviene da Napoli, ciò mi conforta, per fortuna l’autoironia non è solo di dominio delle aspiranti miss, che poi miss in inglese vuol dire mancare o perdere, e forse ci sarà un motivo.

Cesare, il capo area, mi sorprende da dietro, mentre mi sto guardando il giornale in rete. Mi consegna un panettone incartato in una sfavillante carta luccicante blu, che ieri troneggiava su quasi tutte le scrivanie dei colleghi e che un po’, sì, avevo invidiato un po’. Scopro con meraviglia che il panettone, oltre a riportare l’effige aziendale sull’etichetta, è stato prodotto dalla pasticceria del Carcere di Padova.

Ci sono Persone che ritrovano un senso e riacquistano dignità con progetti come questo. Persone che non godono a pieno della propria libertà, ma in questo contesto la ritrovano, anche AEres l’associazione dell’AltraEconomia della quale faccio parte è impegnata in alcuni progetti simili, che in gergo si chiamano inserimenti lavorativi.

Immagino che ti starai chiedendo perché ti sto raccontando tutto questo.
In realtà lo scopo è cogliere l’opportunità del Natale, non per regalarti della paccottiglia o del ciarpame, nuovi rifiuti ad orologeria, ma come occasione per raccontarti delle cose e condividere con te delle riflessioni, che hanno a che fare con la libertà. Quella che non può essere comprata, non come quella sbandierata nel nome da certi partiti o da certi politici, ma come quella per cui i nostri nonni hanno lottato. Quella che abbiamo, ma di cui ci priviamo continuamente in modo spesso inconsapevole. Ultimamente sono arrivato ad una conclusione, magari ovvia, che altri prima di me hanno già pensato, ma voglio condividerla con Voi. La più grande libertà è scegliere, scegliere di privarsi di parte della libertà per seguire qualcosa in cui si crede.

E’ per questo motivo che lascio l’azienda in cui lavoro attualmente e accantono la laurea in ingegneria per darmi in toto (e formarmi) in ambito socio-culturale. Dobbiamo imparare a prendere la nostra vita per le corna e a guidarla secondo i nostri principi, non lasciare che a scegliere per noi siano il contesto e i binari già tracciati e predigeriti. Sono sicuro che preparandosi, insistendo, tenendo le orecchie aperte e con un pizzico di testardaggine le occasioni per fare quello che vogliamo si presentino.

Ogni nostra scelta ha un peso, ed ogni nostra scelta dipende da noi.
Ecco io quest’anno ho scelto qualche riga su una pagina bianca come regalo.

Buon Natale,
Simona
ehm Paolo